I problemi del carpfishing in Italia.

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Ho iniziato a pescare le carpe con questa tecnica nel 1997. Allora c'era molto poco, sia per quanto riguarda le attrezzature, che per quanto riguarda riviste e materiali per andare a pesca. Ci si arrangiava come meglio si poteva, con sotto l'ascella un'unica bibbia: un libricino verde di Massimo Mantovani, con dentro l'ABC per praticare questa pesca.

Ero già un piccolo pescatore inesperto, con 15 anni di pesca sportiva alle spalle in laghetti, laghi, torrenti e mare. Ricordo che nell'iniziare a pescare le carpe con l'hair rig e le boilies, ci si ritrovava soli anche per mesi sulle sponde di laghi come Castel Gandolfo o sul fiume Tevere.

Non esisteva gelosia, nessuna avidità e nessuna cattiveria gratuita tra carpisti (forse perché eravamo pochi), ma anche negli anni successivi, con il crescere dei praticanti, ancora si poteva affiancare il carpfishing alle altre discipline, sia per la correttezza tra pescatori che per quanto riguarda il rispetto degli ambienti di pesca.

Poi si è svaccato tutto.

In pochi anni decine di migliaia di pescatori hanno preso d'assedio le sponde di laghi e fiumi, tutti intenti alla fotografia da mostrare agli amici. Tra questi c'erano pescatori che come me venivano da oltre una decina di anni di pesca sportiva, ma anche purtroppo persone che dopo un mese di pesca con la bolognese sono passati al carpfishing, attratti dalla moda delle attrezzature e dei grandi pesci da record.

 

1) La moda dell'attrezzatura

Ricordo che in quel periodo frequentavo diversi negozi di pesca sportiva su Roma, tra cui il DEMA Sport dell'amico Andrea De Matteis. Chiacchierando con lui e altri negozianti spesso mi sentivo raccontare di sedicenti carpisti che arrivavano ad acquistare tutto il kit del carpista di lusso in una botta sola e che chiacchierando per capire le esigenze di questi Clienti, quello che emergeva era una completa ignoranza delle dinamiche base della pesca sportiva. A roma li chiamiamo "coattelli".

 

2) Il problema della pasturazione

Pescando a spinning o al colpo mai mi sognerei di dire ad un altro pescatore che deve togliersi dal mio punto di pesca, soprattutto perché quel punto di pesca NON E' MIO.

Pescando a Carpfishing, in diverse occasioni mi sono trovato estranei a pesca sul posto che tenevo in pastura da settimane. Mai una volta ho chiesto al pescatore di levarsi di mezzo. Eppure quel posto era stato pasturato a spese mie!

La realtà, è che le sponde sono di tutti e non si può pretendere di chiedere ad altri di non pescare. Purtroppo mi sono trovato spesso nella situazione opposta, con carpisti che mi hanno chiesto di togliermi dal loro posto di pesca. Una volta mi sono trovato le gomme della macchina bucate, un'altra ho ricevuto minacce, altre volte il fatto che fossi a pesca sul luogo di altri mi ha procurato critiche che hanno fatto il giro di mezza Italia, per aver pescato sul posto pasturato da terzi.

Per fortuna ero in compagnia di due cari amici che mi hanno permesso di non finire picchiato. Per noi un posto valeva l'altro (era la prima volta che pescavamo nel lago di Ventina) e ci eravamo semplicemente e banalmente accampati nell'unico punto vicino alla strada, vista la pessima condizione meteo in cui ci siamo trovati nell'arrivare sul posto.

Quindi, la regola è che nessun posto è di nessuno. Questa dovrebbe essere la regola base che tutti dovrebbero sottoscrivere prima di diventare carpisti. Purtroppo, e non faccio nomi, è sufficiente leggere in rete per scoprire che anche tra coloro che dovrebbero insegnare a tenere comportamenti corretti (articolisti di riviste divulgatori di carpfishing) c'è chi minaccia e caccia i pescatori dalle piazzole di carpfishing.

 

Il pessimo esempio dei big del carpfishing

Ma prima ancora che intervenisse la rete internet questi episodi pessimi erano già la norma. Ho scritto per riviste di pesca per oltre 5 anni e per 3 ho sviluppato anche articoli di carpfishing, considerando che copriva il 60% delle mie pescate e che allora pescavo praticamente tutti i giorni. In questo arco temporale ho avuto modo di conoscere la maggior parte degli articolisti italiani e i pescatori di tutta la penisola, partecipando a eventi di ogni genere. Quando lavori come articolista tutti leggono i tuoi articoli e tutti vedono le tue foto. Partecipi alle fiere, in cui le persone ti chiedono l'autografo o ti ringraziano per alcuni consigli tecnici dati nei vari articoli. In qualche modo si diventa "big" agli occhi degli altri. Inutile negare che fa piacere sentire riconoscenza da parte degli altri, ma questo gradino più in alto mi poneva in una situazione anomala. Parlando con i miei colleghi, tutti avevano la sensazione di essere percepiti dai pescatori come "coloro che prendono solo bei pesci", o "coloro che non fanno mai cappotto".

La realtà è tutt'altra. Tutti i pescatori prendono cappotti e perdono pesci slamati a un metro dalla riva, principalmente per sfortuna e non per incompetenza (un pesce può mangiare male).

Forse proprio per sprovvedutezza, mi sono sempre lanciato nella mischia, partecipando a ogni possibile gara, evento, enduro (dagli splendidi enduro organizzati dall'amico Giancarlo Emidi, alle gare di pesca provinciali del laghetto dell'EUR). In queste occasioni, anche nazionali, mi sono sempre trovato solo, nel senso che ero l'unico degli articolisti (personaggi pubblici) a buttarsi nella mischia.

Ho capito presto il perché. Tutti i big del carpfishing avevano paura di mettere le canne in acqua accanto al resto del popolo, per paura di fare cappotto (non prendere pesci) o di vedersi sorpassati da catture più grandi. Questa è la malattia del carpista. Un torbido rincoglionimento misto ad ansia da prestazione, che in un'occasione ha raggiunto il top.

Era l'anno 2002 e si svolgevano i campionati regionali di carpfishing a Roma. Per quell'occasione, insieme al grande pescatore Aurelio Copparoni riuscimmo ad avere il laghetto dell'EUR in concessione per tale evento.

Quell'evento diede vita a due situazioni che lasciarono il segno e che in me fecero scattare la molla dell'allontanamento dallo scenario pubblico del carpfishing (e poi vedremo perché, anche di quello privato).

  • Il primo fu che, oltre a doverci sbattere per organizzare l'evento (con oltre 30 coppie), dovemmo anche preoccuparci per creare una postazione per un "grande pescatore" che tutt'oggi calca le scene del carpfishing, che voleva assolutamente partecipare all'evento ma senza iscriversi alla competizione (il laghetto era rinomato per contenere carpe oltre 20 chilogrammi). Quando gli spiegammo che doveva necessariamente iscriversi e trovarsi un compagno, ci disse che voleva che nessuno sapesse che era li a pesca per paura del cappotto perché "poi la gente parla alle spalle". Questo è il comportamento di molti Big, che pensano che il resto del mondo non sappia che il cappotto capita a tutti. Da apprezzare è il comportamento di Roberto Ripamonti, che negli ultimi anni sta portando la pesca sportiva in televisione con un approccio finalmente differente, di divertimento puro, indipendentemente dalla quantità di pesci portati a riva.
  • Il secondo shock fu legato al fatto che quella pescata la vincemmo io e il mio compagno di coppia Fabio Pisanti, con un primo classificato realizzato con 18 kg di pesci, che ci avrebbe garantito l'accesso alla competizione nazionale, che si sarebbe tenuta al lago di Pusiano. Ora, a me di andare a pesca a pusiano non fragava nulla, sia perché a differenza di me, il mio compagno di pesca sarebbe stato impossibilitato ad andare, sia perché della competizione non ci sarebbe interessato nulla e il motivo per cui avevamo preso parte al campionato regionale era esclusivamente perché per quei due giorni si aprivano, forse per una delle ultime volte nella storia, le acque del laghetto dell'EUR.

Quando smisi di scrivere per le riviste di pesca continuai a pescare, anche se molto poco per gravi problemi di famiglia, allontanandomi dalla scena e dalle lunghe sessioni di pesca. I tempi ristretti e una vita lavorativa frenetica mi obbligarono a passare a brevi sessioni di spinning in mare o in torrente, o a qualche uscita di pesca al colpo. Del carpfishing neanche più l'odore delle boilies, per almeno 4 anni.

L'allontanamento però non mi ha tenuto lontano dagli amici articolisti e dagli organizzatori di enduro ed eventi, i quali mi hanno puntualmente riportato lo stress di vivere in un ecosistema carpfishing sempre più malato e ricco di prime donne.

Eppure, nelle altre tecniche di pesca, è difficile trovare simili porcherie e nefandezze. Nessuno si mette a discutere perché è andato a pesca nel posto di un altro.

Solo nel carpfishing i pescatori prendono possesso di un posto.

Nessuno si è lamentato mai pescando a spinning dell'invasione di un'ansa di un torrente da parte di un altro pescatore.

 

Cos'è il carpfishing oggi?

Una splendida tecnica di pesca, snaturata dalle idiozie dell'essere umano, incapace di pendere le cose come sono e di divertirsi concentrandosi sulla battuta di pesca.

La pesca è fortuna aiutata da un pizzico di intelligenza. Intelligenza nel sapere dove cercare i pesci, intelligenza nel sapere come perderne il minor numero possibile, e intelligenza nel rispettare il posto di pesca.

Solo i cretini possono pensare di essere "più forti degli altri" al punto di parlare male di altri pescatori. La maggior parte dei carpisti purtroppo scelgono questo tipo di tecnica perché porta a fare foto "fiche" e ad essere fichi.

Gestisco personalmente una pagina facebook del Carpfishing, su cui riceviamo lamentele di pescatori che ogni settimana raccontano di soprusi e cattiverie.


Carpfishing online.
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