Carpe in acquario. Conoscerle da vicino per sapere se di inverno vanno in letargo.

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Carpfishing e ragionamento. Strategia per conoscere le carpe.

 

Articolo inedito a cura di Fabio Di Matteo


Il mondo del carpfishing è ricco di letture e trattati filosofici importanti, scritti da articolisti più o meno astuti, sul comportamento delle carpe. Comportamento sempre discusso con la finalità di acquisire informazioni importanti su come catturare più carpe. Detto questo, ricordiamoci che non esiste ancora il carpista che tutti i giorni dell'anno porti a riva almeno una carpa, e che anche i più esperti confezionano delle buche clamorose e dei cappotti "sonori".

Da questo assunto, e sfido chiunque a dimostrare il contrario, deriva la naturalezza dell'affermazione che "non esiste la formula magica per catturare le carpe".

Quindi?

Quindi niente. Se dovete divertirvi a fare i carpisti (perché è estremamente divertente farlo con astuzia ed intelligenza), fatelo senza dare per scontato tutto quello che leggete e senza parlare per esperienza altrui. L'esperienza fatta sulla propria pelle è la migliore compagna di avventura alla ricerca delle carpe anziane. Ecco come fare esperienza e scoprire se quello che leggiamo sui trattati di carpfishing è funzionale o meno.

 

Sempre mettere in discussione quello che si legge quando si parla di carpfishing

Non ho mai capito cosa avviene realmente al cambio di stagione, e se effettivamente le carpe rallentano il metabolismo, e riducono la quantità di cibo ingerito. Leggendo ovunque, si apprende che il metabolismo delle carpe diminuisce al diminuire della temperatura, e che le stesse diminuiscono di molto la quantità di cibo ingerito. Questo è anche documentato come comportamento negli animali a sangue freddo da qualsiasi trattato scientifico.

Una sera, durante una chiacchierata, ragionavo sul fatto che molti pesci catturati di inverno, non hanno assolutamnte l'energia di un animale addormentato o in letargo, e che le carpe a gennaio tirano quanto le carpe di giugno, e soprattutto, in una cava tenuta in pastura tutto l'anno insieme all'amico Aurelio Copparoni, le catture si susseguivano con la stessa frequenza, sia di inverno che d'estate.

Nel 2001, esaltato dall'idea di poter dimostrare che c'era qualcosa di anomalo nell'equazione "freddo = cappotto", ho eseguito un esperimento durato 8 mesi e di cui posseggo ancora tutte le rilevazioni cartacee, gli appunti e i risultati.

Tutto è iniziato partendo dalle acque del lago di Albano (prossimo alla mia abitazione). A giugno inoltrato ho misurato la temperatura delle acque a circa 5 metri di profondità, e ho provveduto ad adeguare la temperatura dell'acquario a quella del lago, con una frequenza elevatissima di allineamento, e alimentando le tre carpe (circa 1,2 kg di peso ciascuna) con granaglie, lombrichi tritati surgelati e boilies tritate. All'epoca, essendo in rapporti molto stretti con Kevin Nash stipavo circa 190 chilogrammi di ready mades realizzate su mia ricetta e quindi ho potuto mantenere l'alimentazione delle carpe identica per tuti gli otto mesi di test, riducendo al massimo le altre variabili che potessero influire sulla linearità dell'esperimento.

Finalmente è arrivata l'estate torrida e successivamente l'autunno, fino all'inverno freddo, e continuando a modificare settimanalmente la temperatura dell'acqua dell'acquario sulla falsa riga di quella del lago ho potuto riprodurre esattamente il variare delle stagioni ed osservare le ripercussioni sull'alimentazione delle carpe; alimentazione che nel mentre ho mantenuto costante. Ogni giorno, la stessa quantità di cibo è stata introdotta nell'acquario con precisione estrema. Conoscevo già da tempo la quantità massima di cibo ingerita dalle carpe nell'acquario, che nei precedenti anni non avevano mai conosciuto un vero inverno, poiché non vi era motivo di diminuire la temperatura del termostato sotto il 24 gradi. In questo caso invece ho portato le carpe a vivere il naturale freddo, con l'obiettivo di dimostrare quanto le riviste di settore ci insegnano, ossia che al calare della temperatura, la quantità di cibo massima ingerita sarebbe diminuita e con essa l'attività dei pesci.

 

Risultato dell'esperimento?

Nessuna variazione nella quantità di cibo ingerito dalle carpe.

Quindi?

A voi le deduzioni.

Quello che mi suggerisce l'esperimento è:

  1. Ipotesi demoniaca: se si continua a pasturare un posto di pesca tutto l'anno le carpe saranno attive tutto l'anno.
  2. L'acquario ha dinamiche totalmente differenti da quelle di un lago per mille altri fattori e quindi non rappresenta un buon termine di paragone, considerando soprattutto che il risultato ottenuto mette in discussione centinaia di trattati che ci insegnano l'opposto.
  3. Le carpe di 1,2 kg hanno un metabolismo diverso da quelle di 10 kg.

Indipendentemente dal risultato ottenuto, è fondamentale comprendere il senso del prezioso esperimento. L'esperienza e l'ingegno possono permetterci di acquistare alcune piccole certezze che sono fondamentali per pescare.

Uno dei più grandi dubbi del carpista è infatti l'analisi del cappotto. Capire cosa si stia sbagliando è sempre molto difficile perché le variabili ad influenzare il risultato negativo di un periodo di pesca o di una serie di battute consecutive possono essere molte (meteo, temperatura, pressione di pesca, esche, profondità, geologia, tipo di fondale, terminali, disturbi ambientali, ciclo riproduttivo, ecc...). Allo stesso modo, tutte queste variabili influenzano il carpista nella scelta di come impostare una battuta di pesca o una sessione a lungo termine.

Ridurre il numero di variabili, sostituendo anche ad una sola delle variabili, una certezza, significa ridurre le probabilità di errore, e avvicinarsi alla "formula perfetta" per centrare l'obiettivo. Anche se di poco, anche se solo di 1/20, l'acquisizione di una nozione come questa rappresenta un progresso personale, e grande sarà la soddisfazione per aver indagato a fondo una questione che la superficie dell'acqua nasconde anche agli occhi più penetranti.

L'esperimento documentato come quello sopra descritto (che, trattandosi di un esperimento visivo, produce certezze importanti) è un esempio di come l'abitudine a sperimentare di testa propria possa regalarci importanti certezze che senza un riscontro così diretto non rimarrebbero così forti nella nostra mente. Leggere è bene, ma ricordatevi di usare la vostra testa per trovare l'illuminazione.

Come dice sempre Mr. Nash al termine delle conversazioni telefoniche... "keep thinking" ( "continua a pensare").

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Rivista di pesca alla Carpa e Siluro Carp & Catfishing

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Carp & Cat fishing, rivista di carpfishing.

Articolo inedito a cura di Fabio Di Matteo


Rivista di Carpfishing "Carp & Cat Fishing"

Ecco la copertina e il sommario del prossimo numero il 6° di Carp & Cat Fishing, che uscirà tra circa qualche giorno in edicola. La rivista trimestrale, già al secondo anno di pubblicazione, diretta dal grande Alfonso Vastano, amico e instancabile pescatore che ha insegnato molto a molti, sia in quanto a tecnica, che in quanto a correttezza (e nel mondo del carpfishing ricordiamo che i "puri" sono molto rari). Un uomo che ha molto da dire e che ha pescato ovunque vi fosse acqua, nella maggior parte dei mari e bacini del globo.

La rivista raccoglie firme importanti, come per la parte agonistica, affidata a Daniela Ferrando, o come per la parte tecnica, in cui oltre a nomi conosciuti, continua a scrivere lo stesso Vastano, come in questo splendido editoriale dal titolo...

 

"Stupire a tutti i costi":

Editoriale a cura di Alfonso Vastano

Sembrano ormai lontani i tempi quando anche in Italia si muovevano i primi passi nel carpfishing. Da allora molte cose sono cambiate e anche nel nostro Paese si sono fatti passi da gigante sotto l’aspetto tecnico, e finalmente la nostra affascinante disciplina è una solida e concreta realtà. Tutto questo, grazie anche alla passione di molti di noi che hanno dedicato gran parte del loro tempo a divulgare e a trasmettere quanto appreso dal mondo del carpfishing internazionale e dalle proprie esperienze. In altre parole, un’evoluzione continua che ha fatto registrare in questa tecnica, più che in altre, notevoli cambiamenti, in alcuni casi anche radicali. Tutto ciò è normale e non deve stupirci; tuttavia, a mio modo di pensare, non dobbiamo esagerare, ed è doveroso fare qualche piccola considerazione. In sostanza, chi come me ha il privilegio di scrivere sulle riviste specializzate, è giusto che si sforzi di trasmettere tutte le novità che questo settore ci propina di continuo, ed è comprensibile che in termini tecnici cerchi di elaborare sempre nuove soluzioni: terminali alternativi, inneschi innovativi, materiali e tecniche di pesca rivoluzionarie. Detto questo, è bene non farci prendere dal sottile meccanismo dove tutto quello che è nuovo è efficace e valido; in altre parole, la tendenza di molti è quella di voler stupire a tutti costi. Personalmente credo che sia doveroso e auspicabile cambiare vecchie teorie con altre nuove sempre che tutto ciò sia frutto di reali studi e statistiche attendibili. In nessuna tecnica di pesca, infatti, si cambia parere tecnico così spesso come accade nel carpfishing, e questo, a mio avviso, non è segno di grande serietà. Si può e si deve scrivere di argomenti trattati tante volte, ma cercando di metterci qualcosa di nostro, magari aggiungendo e spiegando piccoli particolari che sono sempre molto importanti. In sostanza, non è possibile, come qualcuno dice di fare, tacere fino a quando non si ha nulla di nuovo da dire, altrimenti le riviste non esisterebbero, né tanto meno inventarsi nuove e stravaganti teorie solo per il gusto di essere diversi. Del resto, chi è abituato a trascorrere molto tempo a pesca, quale che sia la tecnica praticata, sa che molte delle cose dette e scritte, un po’ con leggerezza, trovano poco riscontro nella realtà, portando molta confusione mentale in chi alle prime armi si trova disorientato dovendosi confrontare con teorie che dicono tutto e il contrario di tutto. Impariamo quindi ad essere più onesti ed obbiettivi, cercando di portare sempre il massimo rispetto verso i nostri lettori, specialmente quelli più giovani ed inesperti, i nuovi futuri carpisti che spesso “pendono dalle nostre labbra”.

 

Questo è quello che intendo quando parlo di una persona corretta, e di un punto di vista "etico". Le cassette dei carpisti negli anni si sono riempite di aggeggi inutili e diavolerie di ogni tipologia. Le vere innovazioni tecniche, sono quelle che rimangono perché fanno la differenza. Il resto, è "fuffa".

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Cava Rossetti, lago vicino Roma sulla Salaria per Carpfishing.

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Carpe della cava rossetti a Roma.

 

Articolo inedito a cura di Fabio Di Matteo


La cava Rossetti prende il nome dal vicino mobilificio Rossetti, a due passi dal fiume Tevere lungo la Via Salaria, a pochi chilometri dalla capitale.

Negli anni 2000 la cava Rossetti era una delle cave più belle e selvaggie che potevamo avere sul nostro territorio. Due sole sponde accessibili e decisamente ristrette. Habitat perfetto per le carpe, che vi crescevano fino a pesi importanti e soprattutto, nel silenzio e nella quiete di una Cava conosciuta ai pochi.

L'invaso, che non può essere considerato di grandi dimensioni, è sempre stato ricco di tutte le specie ittiche più divertenti da pescare, dai vari predatori "lucci e black bass" ai carassi e cavedani.

Purtroppo il business ha rovinato anche questa meraviglia, e la privatizzazione e la trasformazione da cava libera a laghetto sportivo, sono riusciti a devastare questo splendido luogo di culto tra i carpisti romani, con la conseguente rimozione di tutte le sponde su cui splendidi salici e alberi riversavano rami morti e radici verso le acque. Tutto questo per fare spazio massimo ai pescatori e massimizzare i guadagni.

In origine questa cava offriva al massimo 3-4 spot di pesca in contemporanea, mentre ora può ospitare anche 30 postazioni di pesca.

Il lago, ovviamente, per fruttare al massimo, è stato colmato di trote e di pesci per la pesca al colpo, peggiorando la qualità delle acque. Il lago è stato anche popolato con esemplari di "baffone" provenienti da acque esterne, e con l'acquisto delle carpe della limitrofa Cava del Grillo, che il sottoscritto insieme ad Aurelio Copparoni ha gestito, sistemato, protetto, per parecchi anni, prima i vederla smontata e svuotata dai pesci, venduti dal proprietario della cava al lago Rossetti.

Che dire... a vederla oggi, non viene più voglia di pescarvi come una volta, quando la tranquillità delle sponde ricche di vegetazione, e la possibilità di godere del rapporto a tu per tu con la natura, facevano venire il sorriso in bocca al pensiero di un week end a pesca alla cava di Rossetti.

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Cazzari tra i carpisti. Le bugie hanno le carpe piccole.

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Carpisti Cazzari. Carpe e bugie.

 

Articolo inedito a cura di Fabio Di Matteo


A proposito di Carpe Record e record italiano di carpfishing, stasera chiacchieravo al telefono con l'amico Aurelio Copparoni, grande amico storico di pescate e di risate sottovoce nelle lunghe notti in attesa delle carpe. Era parecchio tempo che non ci sentivamo e tra i tanti racconti di pesca e non, è scappata anche la frase "certo, niente di paragonabile alle tranquille e paradisiache pescate alla Cava del Grillo"...

La Cava del Grillo, così rinominata perché nei pressi di Ponte del Grillo a Roma, è sempre stata una cava privata, ricca di carpe, e in cui io e Aurelio operammo una quindicina di anni fa un pesante ripopolamento con carpe di piccola pezzatura acquistate in allevamento, e costose carpe Koi, sperando di pescarle un giorno cresciute, per una bella foto ricordo colorata). Duro è stato per me apprendere il destino triste di uno dei più bei posti di pesca di cui ho memoria, quano alla mia frase provocatoria "andiamo a rimettere il becco in acqua?" la risposta è arrivata gelida: "Sono schifato! Ho ridato le chiavi della cava  proprietario perché ha fatto una cosa proprio brutta".

Ho così scoperto che tutte le carpe della cava del grillo (Roma) sono state vendute alla Cava Rossetti (famosa cava in cui sono transitati molti grandi pescatori del carpfishing italiano e che fino a qualche anno fa era uno dei tanti piccoli paradisi dove ancora a comandare era la natura e non il profitto economico.

Avendo pescato per anni insieme ad Aurelio nella cava del Grillo, e avendo catturato le stesse carpe più volte (specchi, quindi tutte molto riconoscibili), abbiamo avuto modo di conoscere al grammo il peso di ogni singolo esemplare; peso che non subisce, come per tutte le carpe del mondo, grandi variazioni di anno in anno. Vederle quindi fotografate nuovamente nella cava Rossetti in bacheca, e con il peso dichiarato maggiorato di 5 o 6 chili a distanza di poche settimane, è stata l'ennesima costatazione della solita schifezza del carpista italiano, che trasforma un carassio in una carpa record.

Il mondo dei carpisti è pieno di cazzari che vanno a pesca per dichiarare numeri al ritorno dalla battuta, segno di non aver capito che il carpfishing è un'esperienza che negli anni lascia emozioni e ricordi, e non numeri. Chi pensa al peso delle carpe, non si gode l'alba ricca di la rugiada né il silenzio della notte cullata dai grilli, né la neve sulle canne da pesca, né una chiacchierata a voce bassa tra amici in un luogo in cui il tempo si ferma.

Continuiamo a pescare mostrando le fotografie, ma non il peso del pesce. Alla faccia dei cazzari, che tanto prima o poi, si fanno sempre sgamare.

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Carpfishing al Laghetto dell'EUR di Roma.

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Il carpfishing al laghetto dell'EUR, di ROMA.

Carpfishing al laghetto dell'EUR di Roma.

A Roma esiste un famosissimo lago artificiale nella zona EUR dalla forma geometricamente squadrata. Questo invaso ha una profondità media di 1 m e mezzo ed è considerato tra i carpisti romani degli anni '90 e 2000, uno dei bacini più ricchi di pesce di sempre.

Avendo personalmente preso parte a decine di competizioni di carpfishing nelle acque di questo bizarro invaso al centro dei grandi boulevard della capitale, ho avuto la possibilità di frequentare questo luogo in modo assiduo e posso dire di conoscere molto bene gran parte della storia e delle caratteristiche del bacino; tanto per citarne una, la spiegazione della presenza di così tanto pesce: la fonte principale di alimentazione per le carpe e per tutti gli altri pesci del lago, che inevitabilmente ne altera l'equilibrio, ossia il famoso scarico dei residui di cibo del ristorante che si affaccia sulle sue acque. Ogni giorno infatti gli scarti alimentari della cucina sono riversati in acqua, con conseguente afflusso massivo di pesci di tutti i tipi, dai piccoli carassi alle grandi carpe.

Questa banale caratteristica che sembra più un aneddoto colorito che una componente del lago, in realtà è sempre stata una delle criticità maggiori criticità per le gare di carpfishing, poiché la presenza della pasturazione costante operata dai cuochi del ristorante sposta drasticamente il pesce concentrandolo in un unico punto del lago; proprio per questo motivo l'area di pesca è sempre stata limitata ad un quadrato di sponda molto lontano al ristorante, onde evitare coppie più fortunate estratte a sorte vicino alla zona calda.

Nel laghetto dell'EUR non è consentita la pesca neanche con licenza regolare, mentre gli immigrati, nascosti tra i cespugli, la notte pescano quel che possono con filaccione e canne di quarta mano con fili aggrovigliati e granturco, e riescono a tirar via pescetti, piccole carpe, carassi e cavedani, senza riuscire però a portare via le grandi carpe, per le quali è necessario avere potenti canne da carpfishing. In queste acque, torbide e verdognole esistono centinaia di grandi carte, con pezzatura media intorno ai 9 kg. Non mancano esemplari sui 15, 18 chilogrammi, ma difficilmente si sono superati questi pesi.

C'è da dire che le carte a di questo luogo sono veramente belle, soprattutto le specchi, lunghe come storioni.

In tanti anni di pesca, ho partecipato a diversi eventi insieme al mio compagno di pesca Fabio Pisanti (con cui ho realizzato un doppio piazzamento di primo e secondo posto alle gare regionali nel 2001), e con Valerio d'angelo, con cui ho partecipato a vari e enduro organizzati dal grande pescatore romano Aurelio Copparoni, con la presenza di tanti carpisti e amici come Giancarlo Emidi e Andrea de Matteis.

Raramente le acque del lago ci hanno lasciato a bocca asciutta. Oggi questo invaso è off limits. Non è più possibile organizzarvi eventi come una volta, quando per organizzare una tre giorni con 100 persone era sufficiente recarsi all'ente euro e versare una quota di L. 250.000 per organizzare eventi su due sponde di metà laghetto. Ciò che una volta era il grande laghetto dell'EUR oggi si appresta a diventare il piccolo laghetto dell'EUR, poiché per un quarto è stato sbancato e svuotato, per la realizzazione di un grande acquario di prossima apertura nella capitale.

Rimangono i ricordi intramontabili di decine di notti passate a pescare con decine di tende accampati intorno alle melmose acque, per l'incredulità dei passanti e degli sportivi che tra jogging e ciclismo affollano il percorso pedonale intorno al lago.


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Canna da carpfishing Daiwa Infinity Titanium 3 libbre e 3 libbre e 1/2

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Canna da carpfishing DAIWA Infinity Titanium

 

Prende vita una nuova generazione di canne da carpfishing della famosissima serie Infinity, (canne che già dal 2000 occupano la fascia alta delle canne da carpa, con libbrature pesanti). Questa nuova serie Infinity è il frutto della collaborazione tra Hiroshi Sezai, progettista capo di Daiwa Sports UK, famosissima casa giapponese che da oltre 40 anni fa della qualità totale il proprio motto di battaglia "Committed to Total Quality", e Alessandro Galletti.

Le nuove canne da carpa Infinity rappresentano quanto di meglio oggigiorno si possa desiderare, sia per quanto riguarda la trama di carbonio impiegata per la loro produzione sia per quanto concerne la componentistica impiegata e le finiture. Il grezzo è costituito da diverse tipologie di tessuto di alta qualità di fibra di carbonio, molto secco sulla cima per aumentare la rapidità nel trasmettere le sollecitazioni, con maggiore resina lungo il calcio per ottenere una canna capace di contrastare le fughe dei pesci più grossi e caricarsi correttamente in fase di lancio, anche nelle gittate più impegnative.

Anelli Fuji Sic (carburo di silicio), massima qualità

Gli anelli con le quali è vestita sono i fantastici Fuji Titanium, a gambo singolo sulla vetta e doppio come primo anello, in grado di far divenire i noti Fuji Sic oggetti d’altri tempi. Le legature sono state fatte con del filo in tinta con il gambo degli anelli e verniciate nel modo più leggero possibile al fine di limitare al massimo il peso complessivo della canna. La placca della canna è prodotta dalla Daiwa con guancia mobile originale Fuji, ed è impreziosita con due collarini in robustissimo acciaio inox rosso fuoco. Lo stesso tipo di collare è anche impiegato per rifinire elegantemente l’impugnatura in Dura Grip. Il grezzo della canna, minimale come vuole la tendenza del momento, è verniciato con un lievissimo strato di vernice nera protettiva. La serie è costituita da tre modelli:

  • 12 piedi - 3,00 lb
  • 13 piedi - 3,00 lb
  • 13 piedi - 3,50 lb

Le Infinity Titanium rappresentano, senza dubbio alcuno, l’eccellenza nel mondo delle canne per il carp fishing!

Caratteristiche della canna da carpfishing Infinity Titanium

  • Calcio in MSG (Multi Strand Graphite, ossia la grafite multi strato) per incamerare e restituire una potenza mostruosa;
  • Vetta in Super MSG per ottenere leggerezza, rapidità, assenza di oscillazioni e precisione;
  • Innesto a spigot ad altissima tecnologia V-Joint: raccordo inimitabile, curva perfetta;
  • Anellatura SIC Fuji Titanium, per prestazioni senza pari;
  • Anelli a gambo singolo sulla vetta, con apicale flangiato per una totale protezione della lenza;
  • Esclusivo portamulinello Daiwa con guancia Fuji e con collari in acciaio inox rosso;
  • Raffinata Dura Grip, con inserto in acciaio inox rosso;
  • Foot Marker, per un corretto studio del fondale.

Le Infinity Titanium Slim Power montano anelli di tipo titanium frame con passante in in carburo di silicio SIC. Il primo, da 40mm, non è originale Fuji semplicemente perché la Fuji non produce titanium frame di tali dimensioni. Gli anelli sulla vetta, rigorosamente a gambo singolo, sono invece prodotti dalla Fuji. I vantaggi generati da una anellatura di questo tipo sono da individuarsi nelle prestazioni in fase di lancio ed alle sensazioni che vengono generate durante il combattimento con le carpe. Alla fine di un lancio, quando il filo esce trascinato dal piombo, la canna emette una vibrazione. Tali vibrazioni incidono sulla fuoriuscita del filo, limitando il lancio. Grazie alla struttura incredibilmente rigida ed al loro peso minimale, gli anelli in titanio riducono le vibrazioni e migliorano il lancio. Il peso e la rigidità del telaio di questi anelli influisce inoltre sulle sensazioni che la canna è in grado di trasmettere a chi la sta usando: una canna più leggera e più rigida permette di sentire il più piccolo colpo di coda del pesce!

FOOT MARKER Sulle Infinity Titanium è stata applicata una sottile legatura che gli inglesi chiamano “foot marker”, utile durante le operazioni di plumbing. Il foot marker è posto esattamente alla distanza di 1 piede (30cm) dal portamulinello.

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